Storia

La Storia di Monte San Giacomo


Descrizione

Il comune di Monte San Giacomo è situato alle pendici del monte Cervati. Si estende su una superficie di 51,45 kmq, è posto ad un'altitudine di 668 metri sul livello del mare (min. 473/max. 1.725) e conta 1.662 abitanti.

La fondazione del comune risale al periodo della dominazione Normanna, ma sul territorio sono state trovate tracce della presenza dell'uomo in siti preistorici risalenti al Paleolitico medio, ben 40.000 anni fa. Lo sviluppo del paese si è avuto in particolare dal XVI secolo.

Il nome e l'origine di Sanctum Jacobum di Diano è avvolta nella leggenda, secondo la tradizione locale deriva dal culto di un gruppo di fedeli all'Apostolo di Spagna, provenienti dal Monte Gargano, dove si trova il celebre Santuario di San Michele, tappa del pellegrinaggio che da Gerusalemme andava a Santiago di Compostela. In realtà l'unico dato certo è costituito dal forte legame esistente nel Medioevo con la fiorente Dianum (Teggiano), di cui ne faceva parte insieme ad altri quattro casali. Quindi la scelta di San Giacomo (il Maggiore) a celeste patrono riecheggiava i sensi religiosi di tutta una generazione cristiana che in quel periodo e in tutta Europa era in generale movimento di spirito verso l'Apostolo.

Le vicende storiche intorno all'anno mille furono molto dure, prima con le invasioni barbariche, dei Goti, greco-bizantini, lotte iconoclaste, poi con quelle dei Longobardi, Saraceni e Arabi. Solo con l'arrivo dei Normanni la situazione politica, sociale, economica e religiosa migliorò. Il Vallo di Diano aveva la collina come riferimento insediativo e produttivo, coi casali idonei all'allevamento e la pianura per un rapporto più diretto con terra fertile ed adatta alla coltivazione e trasformazione dei prodotti (cereali, olivi, etc).

Il nucleo abitativo ha avuto origine intorno alla fontana nei pressi della Chiesa madre dedicata a San Giacomo, quest'ultima ricostruita nel XX secolo sul modello di quella preesistente del XVI, raccoglie il piccolo patrimonio artistico del paese, un crocifisso ligneo del XVII secolo, una scultura policroma di San Giacomo, un dipinto tardomanieristico raffigurante "l'Adorazione dei pastori" e una statua di Madonna con bambino.

L'iscrizione sulla fontana ricorda che fu fatta costruire nel 1593 per monumentalizzare l'antica fonte d'acqua sorgiva, dall'Universitas  Civium, ovvero da tutti i cittadini, ai tempi di don Giovanni Battista Caracciolo, figlio della marchesa di Brienza, che proprio in quell'anno si era impadronita dello Stato di Diano.

L'espansione successiva fino all'Ariella permise la costruzione di edifici nobiliari, richiamanti alla mente nomi di illustri famiglie; quali i Marone, i Nicodemo, i Gorrese. Tra questi edifici si evidenzia Palazzo Marone, ora di proprietà comunale, che ospita al suo interno un centro di informazione turistica collegata con l'Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, un'ampia sala per convegni e rassegne teatrali, il centro CAPSDA, la biblioteca com.le e varie sale espositive museali dei materiali rinvenuti dagli scavi archeologici delle grotte di Veralacara e Vallicelli.

Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Diano, appartenente al Distretto di Sala del Regno delle Due Sicilie. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia ha fatto parte del mandamento di Teggiano, appartenente al Circondario di Sala Consilina.

Nell’800 i patrioti Michele Aletta e Vincenzo Marone parteciparono attivamente alle lotte per l’indipendenza dalla dominazione straniera e per l'Unità d'Italia.

Nel giorno dell'Epifania del 1933 si registrarono cruenti moti popolari, per manifestare contro l'imposta di famiglia, ex "focatico", istituita dal podestà e dal regime fascista proprio in quel periodo,  già alquanto critico per la popolazione, e quella che doveva essere una rimostranza si trasformò in tragedia che sfociò nel sangue di tre vittime innocenti.

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